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ll Commissario europeo per il bilancio, Serafin, in Italia per presentare la proposta sul Quadro finanziario pluriennale post 2027

La Commissione europea ha annunciato che le proposte legislative connesse al nuovo QFP saranno presentate a luglio 2025 per concedere alle Istituzioni dell’UE un tempo adeguato per conseguire un accordo che permetta al nuovo bilancio di essere operativo dal 2028.
Per il QFP post 2027, la Commissione europea propone anzitutto di ripensare profondamente il bilancio dell’UE al fine di renderlo più mirato, semplice, incisivo, flessibile e in grado di riflettere e realizzare le priorità strategiche dell’UE. Gli insegnamenti del recente passato, su tutti pandemia e crisi energetica, e la portata delle sfide che l’Unione si trova ad affrontare, sul piano interno e nel contesto geo-politico globale, impongono, a suo avviso, un approccio fortemente innovativo, sia in termini di entità che di impostazione, basato su:
  • Piani nazionali con riforme e investimenti chiave, sostanzialmente sul modello dei PNRR, incentrati sulle priorità comuni, compresa la promozione della coesione economica, sociale e territoriale, e concepiti e attuati in partenariato con le autorità nazionali, regionali e locali;
  • un Fondo europeo per la competitività con una capacità di investimento a sostegno di settori e tecnologie strategici critici per la competitività dell’UE, tra cui la ricerca e l’innovazione, e di progetti di comune interesse europeo;
  • un finanziamento per l’azione esterna che contribuisca anche a una politica estera nuova;
  • solide garanzie a tutela dello Stato di diritto;
  • entrate potenziate e modernizzate, in particolare tramite nuove risorse proprie, per garantire un finanziamento sufficiente e sostenibile per le priorità comuni, e garantire il rimborso dei prestiti assunti per Next Generation EU (NGEU).
La Commissione ritiene che il livello di competitività europeo sia influenzato negativamente dagli ostacoli che ancora permangono nel mercato unico, dalle difficoltà per le imprese di accedere al capitale e dai prezzi elevati dell’energia. Sulla scorta delle riflessioni contenute nel rapporto Draghi, la Commissione considera inoltre prioritaria l’esigenza di aumentare la spesa pubblica per la ricerca e l’innovazione (R&I) poiché solo un decimo della spesa complessiva dell’UE in tale ambito è finanziata a livello europeo.
La Commissione nota, inoltre, come la struttura industriale europea sia sostanzialmente statica, dato che, per esempio, negli ultimi cinquanta anni non è stata costituita nell’UE nessuna società con una capitalizzazione superiore a 100 miliardi di euro, mentre, nello stesso periodo, negli USA sono state costituite sei società valutate più di 1.000 miliardi di euro.
La Commissione osserva come l’UE si trovi ad agire in un contesto geopolitico di crescente tensione, mentre la base industriale e tecnologica di difesa europea sconta, tra il 1999 e il 2021, un aumento della spesa combinata per la difesa di molto inferiore a quella degli altri attori globali (UE +22%, USA +66%, Russia +289% e Cina +579%). Inoltre, la competitività delle imprese europee operanti nel settore è influenzata negativamente dalla frammentazione delle politiche lungo i confini nazionali, oltre che dal mancato raggiungimento dell’obiettivo di spesa del 2% del PIL nel settore della difesa da parte di alcuni Stati membri appartenenti alla NATO. Per questi motivi, la Commissione ritiene necessario aumentare ed ottimizzare i finanziamenti per la difesa in tutta l’UE, anche al fine di sostenere l’Ucraina nel percorso verso la pace.
La Commissione ricorda che il 29% dei cittadini dell’UE vive ancora in regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media europea e quasi i due terzi della forza lavoro dell’UE è impiegata in PMI, le quali generano poco più della metà del valore aggiunto complessivo e registrano ancora difficoltà ad accedere al mercato unico a causa dei rilevanti oneri amministrativi richiesti.
È perciò necessario, a giudizio della Commissione, stimolare investimenti e attuare riforme volte ad eliminare gli ostacoli allo sviluppo regionale, come una revisione della politica di coesione mirata a un suo rafforzamento e ammodernamento.

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